“Liberatelo e lasciatelo andare”. A chi si rivolge? A Marta, Maria, ai discepoli, a coloro che erano accorsi per condividere il dolore e consolare. Doveva essere una esperienza travolgente per loro. Mani che avevano “toccato” la morte di Lazzaro, che si erano asciugate le lacrime dal viso – inutile tentativo di togliere forza alla morte – ora dovevano dare pienezza di vita, contribuire a realizzare ciò che la fede e la parola di Gesù aveva operato…
Dovevano fare esperienza della forza dell’amore da vicino, toccando il corpo ritornato in vita di Lazzaro avvertendo chiaramente che ora profumava di vita e non di morte.
E dovevano accettare che Lazzaro avrebbe iniziato a vivere in un modo totalmente nuovo. Non potevano più rivolgersi a lui dicendo solo: “che bello Lazzaro sei tornato tra noi, possiamo ancora fare questo e quello insieme”. Ora dovevano essere pronti a lasciare andare Lazzaro là dove l’avrebbe spinto la consapevolezza che l’amore vince la morte.
E come ha sentito queste parole Lazzaro? Mi piace pensare che le abbia sentite come parole vere, bellissime perché aveva davvero voglia di correre libero e leggero, pieno di gioia, perché sapeva che il suo amico Gesù è il Signore della vita. Immagino che gli piaceva tanto l’esortazione di Gesù a lasciarlo andare libero dietro a lui fino al dono della sua stessa vita.
Ora sapeva che l’amore “va oltre” e chissà dove avrebbe potuto condurlo, dove e da chi potrà essere spinto per dare vita.
Manchiamo noi: sono parole per noi? credo proprio di SI. Immagino la famiglia intera di Betania rivolgersi a noi cosi: ” Liberate e lasciate andare questo vangelo dentro ogni attimo della vostra vita, lasciate che trasformi mente e cuore, lasciate che si liberino in voi scelte d’amore autentico, generoso e coraggioso perché l’amore vince la morte!”. Crediamo nel Risorto ma è come se in qualche modo per diversi motivi ne imprigioniamo la forza, la soffochiamo. Eppure ne abbiamo così tanto bisogno! E ne ha tanto bisogno il mondo intero. Sono assolutamente necessari eventi di risurrezione affinché con maggiore determinazione perché per straordinario contagio si riesca a sconfiggere la morte.
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Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo