"Uno dei film preferiti del Viandante si intitola “Time machine”, ossia “La macchina del tempo”. C’è un inventore, una storia d’amore finita in tragedia e, ovviamente, anche una vera macchina del tempo che trasporta il suo inventore in un lontanissimo futuro che assomiglia, guarda un po’, al nostro più lontano passato. All’inventore un lugubre individuo di quel tempo remoto svela una grande verità: e cioè che non è necessario costruire macchine del tempo per viaggiare nel futuro e nel passato, ma per farlo bastano i nostri sogni e i nostri ricordi. Elementare, no?
Varcare l’ingresso di “Premana rivive l’antico” per il Viandante è stato in effetti come catapultarsi nel passato senza bisogno di utilizzare improbabili congegni messi a punto da altrettanto
improbabili venditori di illusioni, specie della razza umana che si riproduce costantemente e senza sosta.
Già, il nostro passato.
Una storia che ha costruito altre storie, spesso si è piegata su sé stessa, ha seguito i tempi, corso giù per i torrenti, salita sulle montagne, discesa a lago, e poi divenuta pietra nelle nostre case, facendoci diventare ciò che siamo.
Ma, aldilà dello stupore per una messa in scena perfetta e strepitosamente interpretata, su quei sentieri, fra quelle cascine, tra i forni, le capre, gli asini, la vecchia scuola, i campanacci e tutto il resto, il Viandante ha ricordato quel film, il balzo in avanti nel tempo, il trapassato remoto che tornava.
E ha pensato all’oggi e si è chiesto: ma “Premana rivive l’antico” è il ricordo di un “come eravamo” o il sogno di un “come saremo”?
Come diceva Don Lisander? “Ai posteri…..”.
Grazie, Premana".
Riccardo Benedetti
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